PLAYLIST #1: SHITGAZE ANTHEMS

Era il 2006, frequentavo Soul Food ormai da anni, un negozio di dischi non lontano da casa, nei pressi del Colosseo. C’era un sacco di roba che non potevo permettermi e che non ero mai certa di voler comprare, ma mi piaceva l’energia che emanava quel posto, pieno di gente scoppiata che si conciava come i The Mummies e scambiava opinioni su rarità sixties garage. I frequentatori ascoltavano generi a cui non ero minimamente interessata, nonostante andassi lì ogni settimana, e a un certo punto hanno iniziato a guardarmi con sospetto finché un giorno sono entrata in una specie di estati allucinatoria, diventando improvvisamente consapevole del miracolo della vita: il proprietario aveva messo sul piatto Blood Visions di Jay Reatard. L’ho preso senza chiedere cosa fosse o quanto costasse e sulla strada del ritorno ho chiamato un amico spiegandogli di aver trovato un album che avrebbe cambiato per sempre le nostre esistenze. In un certo senso è andata davvero così, almeno per quanti di noi passavano interi pomeriggi su Terminal Boredoms e Art for Spastics, dove orde di disperati che producevano quintali di musica volutamente lo-fi e caustica, suonata come se qualcuno gli avesse buttato addosso della benzina e gli avesse dato fuoco, trovavano posto. Sorprendentemente, qualche mese dopo, degli stessi derelitti che ai concerti vendevano dischi in cambio di droga, iniziava a occuparsi anche la stampa specializzata. Le riviste che di solito recensivano Bob Dylan, si interessavano alle sorti dello shitgaze e di band come Psychedelic Horseshit, Eat Skull, Factums, Blank Dogs, Sic Alps, Black Lips, cosa che stava facendo incazzare i puristi – già stanchi della scena rumorista di Columbus, in Ohio – i quali cercavano di screditarli tirando in ballo la prevedibilità della robaccia che producevano e la totale mancanza di prospettiva, di valori. Dei pagliacci, per farla breve, così venivano definiti, anche se a nessuno gliene fregava niente. Noi appassionati del genere rifiutavamo questo approccio intellettuale, probabilmente perché lo avevamo sempre fatto, prima con il punk e poi con il noise, che nascondeva un lato cerebrale di cui forse stavamo tentando di liberarci. In giro non si faceva altro che provare a definire cosa fosse lo shitgaze, di quali gruppi fosse debitore e chi ne facesse veramente parte, senza arrivare al cuore della questione: era una delle cose più oneste e divertenti mai capitate alla musica. Si andava ai concerti e si faceva festa, punto. Nessuno si chiedeva se un riff fosse troppo banale o se sconfinassero troppo spesso nella zona rossa degli amplificatori; non si trattava di avere gli strumenti culturali per giudicare quella roba, ma di spostare l’esperienza sul piano fisico e di arrivare a quel punto della serata in cui si finisce a bere birra dai bicchieri superstiti abbandonati sui tavoli senza preoccuparsene.
Ogni volta che penso a una cosa durata troppo poco mi viene in mente Peter Laughner, il fondatore dei Rocket from the Tombs. Anche lo shitgaze ha avuto vita breve, le label di riferimento come Siltbreeze, Woodsis, FatCat Records e Sacred Bones hanno cominciato a produrre altro, probabilmente perché quella gente era troppo scazzata per continuare a suonare, e lentamente si è smesso di parlarne.
Questa è lista parziale, ci sono grandi esclusi e gruppi che in tanti non definirebbero del giro, ma è quello che ricordo meglio a dieci anni esatti di distanza dalla cosa più divertente che mi sia mai capitata.

Jay Reatard – Oh It’s Such A Shame

Black Lips – M.I.A

Yikes – Blood Bomb

Nice Face – Garbage Head

Times New Viking – Teenage Lust

Grave Babies – Eating Babies

Gary War – Highspeed Drift

Eat Skull – Cooking A Way To Be Happy

Mayyors – White Jeep

Blank Dogs – No Compass

Psychedelic Horseshit – Let Down (And Hanging Around)

Wavves – So Bored